Ho pensato di scrivere questa lettera dopo aver celebrato lo scorso 21 gennaio la “Domenica della Parola di Dio”. Riflettendo sull’importanza della Parola nella nostra vita quotidiana e su come fare affinché essa diventi un segno concreto e tangibile della nostra Fede e amore verso tutti gli uomini mi è tornato in mente il dipinto di un amico: l’artista orgolese Vincenzo Floris. Di quest’opera mi colpisce, oltre l’aspetto artistico nella vivacità dei colori e dei tratti, la profondità e la sensibilità con la quale l’episodio delle “predicazione di Sant’Antonio ai pesci” viene collocato nelle vicende dei giorni nostri e in particolare nei tragici episodi a cui troppo spesso stiamo assistendo impotenti e inermi. Trovo che sia un richiamo forte per noi che ci professiamo cristiani, su come troppo spesso la Parola attraversi le nostre vite senza che vi trovi un terreno fertile in cui germogliare e far crescere semi di speranza. Allo stesso tempo è un forte messaggio di speranza e di consolazione per coloro che quotidianamente fuggono da situazioni di guerra, povertà, ingiustizia e trovano nella Parola la forza di andare avanti e sperare in un futuro migliore.
Vincenzo Floris nel presentare questa sua opera dice: «In questo dipinto, ho voluto rappresentare la predica ai pesci di Sant'Antonio da Padova, non meno fantasiosa e poetica di quella di San Francesco agli uccelli. L’episodio che sarebbe avvenuto a Rimini, racconta dell’arrivo del missionario francescano, e avendo i capi dato come parola d’ordine di “chiuderlo in un muro di silenzio”, Antonio non trovò a chi rivolgere la parola. Le chiese erano vuote, uscì in piazza, ma anche lì nessuno mostrò di accorgersi di lui, nessuno fece caso a quello che diceva. Camminò pregando e pensando. Arrivato al mare, vi si affacciò e cominciò a chiamare il suo uditorio: "Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, ecco, mi rivolgo ai pesci, per confondere più apertamente la vostra incredulità".
Ho poggiato fra le braccia di sant’Antonio il piccolo Joseph, di sei mesi, stappato dalla furia del mare dalle braccia della madre nel 2021, e sepolto nel cimitero di Lampedusa. Nella predica ai pesci ad ascoltare sant’Antonio ho voluto collocare anche un barcone stracarico di migranti che, rischiando la loro vita sono alla ricerca di un po’ di umanità per avere il diritto ad un futuro migliore. Sono questi uomini, secondo me, che oggi sono in grado di capire, più di tanti altri, la parola del Nazareno».
]]>Questa strofa, tratta da una canzone di Giosy Cento (Eppure sei un bambino) ben accompagna la foto del presepe realizzato a casa della nostra aderente Lina Maria Cappellari (di Torino).
L'augurio è di camminare ora tutti insieme, in ogni angolo del mondo, sul sentiero di pace che ci indica il Bambino Gesù.
]]>
Potete visionare qui sotto la gallery completa cliccando sull'immagine.
]]>
«I quattro quadri liberamente ispirati alla vita di Santa Chiara della Chiesa di Vilalchiara costituiscono l'opera estrema realizzata da Don Angelo Spinoni. Era il 1962 e il parroco volle completare il suo programma a lungo termine di abbellimento della parrocchiale commissionandoli al suo conterraneo gabianese Giacomo Olini. Dettando gli episodi da illustrare e contrattando, come suo solito, sulle spese. In effetti per i quattro quadri dipinti su fogli di faesite, l'artista venne remuneranto con 160.000 lire. Avevo allora nove anni e ogni mattina andavo in Chiesa per la recita delle preghiere e per un po' di catechismo prima di andare a scuola. Ebbi modo di vedere Olini sistemare i suoi quadri, metterci intorno le cornici dorate e decorare le cappelle che ancora li ospitano. Ovviamente non conoscevo quell'uomo che saliva e scendeva dalla leggera impalcatura necessaria per il suo lavoro. Ce lo rivelò la maestra Domenica Bertoletti che lo aveva avuto come allievo a Borgo San Giacomo in gioventù. Ci disse che Giacomo Olini disegnava assai bene fin da ragazzo.
Il ciclo dedicato a Santa Chiara si legge partendo dalla porta destra della navata e girando in senso orario. Il primo quadro interpreta il Natale di Greccio, con Francesco e Chiara in primo piano che contemplano il Bambino insieme a schiere di francescani e di clarisse. Il secondo rievoca la fuga di Chiara che raggiunge Francesco alla Porziuncola per abbracciare la vita religiosa e consacrarsi totalmente a Dio. Segue la scena della Morte di Chiara, descritta secondo una antica leggenda che, evidentemente, Don Angelo conosceva bene, oggi del tutto dimenticata. Per ricordarla mi affido ad un brano tratto da "La vita di Santa Chiara vergine; scritta per ordine di Papa Alessandro IV; che fu quello, che la canonizò, ed è raccontata tra gli altri da frà Lorenzo Surio". Essa si trova nel "Leggendario della vita de' Santi", raccolte da Alfonso da Villegas di Toledo, "Theologo e Predicatore" e dato alle stampe a Venezia nel 1637.
Pur nella scrittura secentesca, il testo risulta di agevole comprensione: " Finite le parole, la religiosa vide entrare nella camera molte vergini vestite di bianco con corona di oro in testa, le quali accompagnavano una Regina, che veniva con loro, dalla cui faccia usciva tanto splendore, che essendo mezza notte, pareva, che fusse mezzo giorno. Quella Regina s'inchinò verso Santa Chiara, e abbracciolla con molta amorevolezza; poi commandò alle vergini, ch'erano in sua compagnia, che le dessero un ricco manto, che portavano, e con esse copersero il corpo della Santa, la quale haveva osservato perfetta castità.
Quella religiosa intese benissimo, che quella Regina era la Madre di Dio, la quale visitò Santa Chiara alla sua morte, e la confortò, si come lei mostrava nel suo volto, perché se prima l'haveva lieto, e giocondo, in questo punto accrebbe assai la sua allegrezza. E poiché già si avvicinava il fine della sua vita, si fece leggere la Passione di Gesù Christo, della quale ella era molto devota, e mentre si leggeva diede l'anima a Dio".
L' ultimo quadro mostra Santa Chiara assisa su una nuvola con ai lati due angeli, che dal cielo protegge il paese di Villachiara e la sua gente, rappresentata emblematicamente da una famiglia di contadini».
Paolo Zanoni

]]>






Francesca Fanni (Muravera, Sud Sardegna)

]]>
Nicolò Battista (Sulbiate, Monza Brianza)



Bruno Scorletti (di Sant'Angelo di Lodigiano, Lodi)

]]>